Mi ritrovo
a chiedere senso
e mi scopro
con nessuna ragione
eppure mi credevo
un ragionevole ... forse.
uno sparo
UNPUNTOQUALUNQUEDIUNTEMPOQUALUNQUE
“unpuntoqualunquediuntempoqualunque: mio padre_mia madre_ quasi me.” 1970>2023.
Senza davvero sapere e senza vedere, all’aperto, dando le spalle ai luoghi, alle storie e alle
macerie, un corpo, una presenza, una voce, una bandiera chiama a raccolta tutto ciò che è
accaduto, che sarebbe potuto accadere, tutte le immaginazioni desiderate ma che non sono state.
Non è memoria, non sono memorie e nemmeno significato, sono cose strane, cose rare, cose(?),
magari solamente desiderio di bellezza.
dis_dire dis_ordine
INCONTRO AL NIENTE IN MEZZO AL NULLA
Nel 1921 i dadaisti parigini organizzano un’erranza e camminano senza orientamento.
Per gioco, per rabbia e per amore del silenzio rumoroso.
Nel 1924 i surrealisti cominciano a deambulare. Sono sonnambuli con gli occhi aperti.
Molto prima di me, molto prima di te… sono i primi a scappare dal sogno nel sonno.
Nel 1956 arriva “la Deriva” e la sua teoria per tentare di affidarsi al caso affibbiandogli delle regole.
Dimenticata la guerra si cerca un caos addomesticato che faccia la giusta, necessaria, paura.
Nel 1967 Richard Long calpesta il mondo in una linea che ancora oggi è un’opera d’arte… non
c’è… ma è lì, retta a segnare la finitezza dell’infinito.
Nel 1969 mia madre è partita per scappare di casa e salvarsi la vita, mentre un uomo passeggiava
sulla Luna. Una donna e un mondo, entrambi in fuga.
Nel 1987 Chatwin viaggia le Vie dei Canti, le ascolta per curarsi, le riscrive senza perdersi,
esplorando il modo giusto per morire.
Nel 1988 due innamorati, da soli uno incontro all’altro, marciano tre mesi sulla Grande Muraglia, si
incontrano per lasciarsi e non amarsi mai più.
Lei è Marina ed è ancora “presente”.
Da qualche anno una donna cammina per il mondo accompagnata dalla poesia, da un cane a
forma di nuvola, da un uomo che ti vede attraverso e da tanti sconosciuti. Racconta di amici, dolori
e memorie per non perderli di nuovo, almeno per un’ora.
Si chiama Roberta è un’amica che recita la meraviglia o come dice lei: “recita sé stessa” …
comunque… è la stessa cosa.
Questa mattina con ogni probabilità, tu, io, il nostro vicino di casa, quel passante dall’altra parte
della strada, ci siamo messi in cammino… pellegrini della sopravvivenza.
Tutti fanno un passo, si avviano e vanno incontro ad un “chissà…(?)”: Adamo ed Eva e i loro figli, i
primi e gli ultimi, milioni di migranti disperati, migliaia di pendolari che si credono disperati, turisti
poveri, turisti ricchi, turisti sessuali, matti, viandanti e pellegrini, gente perduta che non si è persa,
gente che finge di saper dove andare, persone semplici, anime buone, poveri cristi che non sanno
camminare sull’acqua, bastardi veri che si arrampicano sulle spalle dei tapini per viaggiare senza
fatica, figli di nessuno e figli di puttana e altri, con altri e altri ancora.
Tutti fanno un passo, si incamminano e partono… tutti vagano… quindi non sei solo, non sei il
primo… quindi non sei sola, non sei la prima… fermati, alzati e cammina. Errare humanum est.
Interno giorno_Chiaroscuri_Un sacco di forse_Tirannia sedentaria_Un belvedere per degustare il
panorama_Due uomini che giocano a pingpong senza palla_Finali pazzeschi per
storiellindecenti_Ombre deludenti_Una bambina che conta correndo attorno a un rinoceronte_Squilli
di trombe_Ora, qui, altrove_Una donna in pelliccia che fuma seduta_Dissolvenza_Un uomo in
pelliccia che fuma seduto_Un uomo che mangia ghiaccioli con le posate_Poesie inutili scritte con i
timbri_Il gioco delle nuvole che si travestono da animali_Ventilatori spenti che fanno
rumore_Sinonimi e contrari del desiderio_Un semaforo che si accende a tempo di valzer_La pioggia
di sabbia_Leccare le cose sporche_Leccare le cose dolci_Leccare le cose per conoscerle
davvero_Dissolvenza_Un omicidio in un parcheggio_Un bacio in un parcheggio_ Clandestini_La
consapevolezza delle cose_Soldati_Da soli di fronte_Cupidigia, vaghezza e talento_Una meta
immateriale_ Un cartello per gli elenchi di niente_Polvere e acari_Una voce dalla
soglia_L’obsolescenza programmata_Un dito che indica la luna_Da soli sul fianco_Antidepressivi
senza posologia_L’assente esibito_Insieme da soli_Una mappa girata al contrario_La mezza
stagione_Un poeta che abbraccia i sassi_La metafisica_La betafisica, che mi sono inventato_La
tristezza dell’anima_Sogni di gloria_Sogni ad occhi aperti_Sogni impotenti_Incubi e basta_Una
tragedia diffusa, come un aerosol_Rammendare confusioni_Navi
senz’acqua_Saltimbanchi_Piccioni ballerini_Un circo delle pulci sulla schiena di un pover
uomo_Immobilità in coda davanti a un’agenzia di viaggi_Iperluoghi autistici_Il senso della
geografia_Animali che viaggiano_Due soldati che ballano il twist_Nebbia_Un televisore che grida
un film porno in tedesco_Un punto d’origine_Un grillo saggio che salta la corda_Un vecchio
spaventato in carrello della spesa_Gente senza nome_Un cane in un armadio_Rammemorare_Mani
che applaudono_Felici fluidità_Eroi a cavallo delle loro chiacchere_Paure trionfanti_Boschi,
boschetti, gentil farfallette e vispe Terese_Applausi_Applausi_Applausi_Spine_Una coppia coricata
sulle strisce pedonali_La danza macabra intorno al parco_Ora, qui, altrove_Dissolvenza_Una cassa
da morto alla fermata del tram con nessuno che piange_Un commercialista con la pistola_Linee di
fuga che bucano il torpore del paesaggio_Extravagare etravaganze_I non luoghi che non
esistono_Cappuccetto rosso che rinocorre la bella addormentata_Un amore perduto_Soldati
morti_Candele accese da troppo tempo_Il vento e le sue direzioni_La possibilità di un
ostacolo_Passione, smania, attesa, noia_Un fotografo che fotografa il rumore_Pietà per il proprio
passato_Un passo avanti_Un passa avanti_Una donna che corre incontro al treno_Un andare
oltre_Ora, qui, altrove_Immondizia ingombrante_Un girotondo intorno a sé stessi_Confusioni
diffuse_Cercare da solo_Umani che fanno cose e vedono gente_Cenere_Uno stato
anteriore_Sopravvivenze internate_La rinuncia alla libertà per avvenuto disinteresse_Una donna
che mastica conigli di cioccolata e poi li sputa_Un nero, un bianco, un giallo come nella storiella di
mio zio_Una donna che ripete a memoria la lista della spesa per il pranzo di Natale_Riders che
pedalano sul posto_Occhi puliti e menti sgombre_Pistole scariche_Pistole cariche_Pistole
fumanti_Trasparenze ingombranti_Mezze verità_L’attesa del tempo_Due camerieri che si sfidano a
braccio di ferro_Un albero di Natale in fiamme su un balcone, a maggio_Una donna canta Moon
River_Il verso giusto, non in senso poetico_Formiche sotto il letto_Autismi pendolari_Un segno di
speranza_Un tavolo di candidati dalle buone pessime parole_Condomini e piccionaie_Un piede in
due scarpe, praticamente uno zoppo ricco_Informazioni inutili_Una minestrina sciapa per
cena_Barbablù_Un armadio chiuso in una stanza d’albergo_Umanità assortite_La vita dopo la morte
come premio per gli stenti_Uccellini dentro un albero cavo_Elegantemente correre rischi_La mia
fiducia_Piccioni, piccioni, piccioni_Immobilità isteriche_Statue che ballano_Profumo di
promesse_Acqua infetta_Una sonnambula al supermercato_Semafori che si accendono a tempo di
valzer_Intelligenze di plastica_Intelligenze pratiche_Intelligenze antiche_Salvezza dall’oscurità_Un
violino isterico_Vento di estati passate_Rose per pungersi le dita_Ciclopici funerali_Cultura che non
c’è_Esistenza che non esiste_Braccia forti_Gelosie giustificate_Brucianti gelosie_Violini
tzigani_Sangue dalle orecchie_Sangue dal naso_Erba patita_Odore d’incenso_Le cose che
cambiano_Particolari_Dissolvenza_Colombe sporche_Banale intelligenza del cuore_Teschi
amici_La luna_Una donna con la parrucca blu_Abemus Papa_Prati giovani_ Un vaffanculo dietro
all’altro_Lenzuola rosse_Un uomo che parte in guerra_Un bambino che rincorre la sua
ombra_Pioggia, catini e ombrelli_Un bambino nudo sul tetto_Frasi celebri fuori luogo_Apparecchi
acustici per smetter di sentire_Rughe_Piaghe_Aperitivi eterni_Un gobbo che non porta fortuna_La
sponda del fiume_Alluvioni_Bombe d’acqua_Promesse bugiarde_Candele spente_Tuo figlio, tua
figlia_Nebbia_Un giovane bellissimo che ti guarda_Un posto fisso nel mondo_Quasi
rancore_Parcheggi di notte_Luci gialle_Lettere_Sospiri e tempeste_Mille bocche_Muffa sulla
pelle_Una finestra chiusa che fa l’occhiolino_Un potessi_Un magari_La ricchezza inutile_La
ricchezza di spirito_Un rutto in chiesa_ Fiammiferi che si spengono nell’acqua_Le solite
stronzate_Ricchi premi e cotillons_Sesso a pagamento_Sesso per noia_Vita interiore_Paranoie
medicate male_Un ora, un qui, un altrove_Tenere il tempo con una sveglia_Il maltempo_Canzoni
balbettate_Gli sguardi impotenti delle vetrine_Una biforcazione con due percorsi diversi da
scegliere_Ballare con gli sconosciuti un tango malinconico_Soldati stranieri_Una realtà tarmata_Il
senso della disgregazione permanente_Persone che ci abitano_Disinteresse_Un’immagine
latente_Parole pretenziose imbellettate di pura merda_Immondizia verde_Pellegrinaggi minimi_Un
amore mancato_Una tempesta furiosa_Un’orchestra di liscio stonata e fuori tempo_La bellezza delle
cose_Zanzare_Coltelli arrugginiti_Sottotitoli per l’ansia di chi non intende nessuna lingua_Pavimenti
decorati con onde e losanghe_Centinaia di giochi da fare_Rifare da capo_Urli
pazienti_Dissolvenza_Quadretti in cui scrivere_La strage degli innocenti: il Musical_Bugiardi capaci
di vedere quello che non c’è_Bambini capaci di vedere quello che non c’è_Bussole capaci di indicare
quello che non ci sarà_Nani, orchi e fagioli magici_Sfocature_Una bambola con il carillon_Proposte
indecenti al tavolino di un bar_Deludenti Paesaggi dell’Anima_Nebbia_Capricci e ansie_Spazi dello
stare e spazi dell’andare_Barzellette che non fanno ridere_ Preghiere_Risate di gioia_Disonesti che
rimandano sempre il senso compiuto_Villette a schiera sull’attenti_ Bestemmie al pranzo di
Natale_Bestemmie e basta_Strampalati pupazzi sul divano della zia_Materia morta_Nature
morte_Morte e basta_La pelle di un uomo e il suo sudore_Fossi da saltare_Madri prepotenti_Padri
dannati_Ubriaconi in bicicletta_Preghiere_In vino veritas_Memento mori_Mors tua vita mea_Ancora
Abemus Papa_ I vizi degli altri_Vecchiette immobili sulla panchina_Sul carro del vincitore_Sabbia,
rabbia, gioia e noia_Pornografici come fiori_Nessun perdono_Un tizio che ti fissa per strada_Un
dubbio che ti aggredisce per strada_Abbaglianti splendori e risolini_Pulviscolo_Un innamorato e uno
straniero_Un amore al balcone_Lavatrici e follie ad induzione_Operai scalzi_Uomini di un colore che
non si sa quale_Il più bello di tutti_ La più bella di tutti_Uno brutto che si ama_Stelle da
contare_Pecore da contare_Mosche da uccidere_Lumache_Tutto al completo_Open bar_Stanze
invisibili_Un bimbo che sembra un coniglio_Canzoni che non conosci_Un poeta_L’ultima verità_Il
bianco nel bianco_Ali d’uccello_Guardare oltre la siepe_persone che vivono come
potrebbero_Persone che vivono come possono_Persone_Un prete sporcaccione_Due insieme che
si sgridano_Vite separate_Camere separate_Menti separate_Mele marce un po’ dove fanno
comodo_Il peggio di me_Dipendenze_Ansiolitici senza posologia_Coiti interrotti tra bambini
cattivi_Bugie_Due cani che si azzannano scodinzolando, probabilmente è sesso_Brave persone che
rimandano sempre il senso compiuto_Santi che rimandano sempre il senso compiuto_Acari che
corrono sottopelle_Addio ai brufoli_Addio…_Addio!_Pesci con gli occhi chiusi_Il mal di denti_Format
peccaminosi_Annunci personali_L’Indefinita bellezza della condensa sui vetri_San Valentino e
Santo Stefano, una coppia di fatto_ Bambinescenze_ Effervescenze_ Scienz’esatte_ Infografiche
delle noie_Cancro in ogni dove_Traduzioni letterali di lingue morte_Sottotitoli e
scuse_Lunedì_Martedì_Mercoledì_Ancora, ancora, ancora una volta_Una spalla dove
ridere_Aspettative ingiustificate_Comportamenti scorretti_Competenze inutili_Metaversi e versi e
basta_Dermatologi per automobili_Avvocati per Dio_Maniglie e campanelli_Notti aperte a metà_Una
tana fedele_Gerani e ortensie_Cicoria che si può mangiare_Un uomo che si perde e torna con un
esercito_Il campanello che suona_Voglio questo_Voglio quello_Voglio_Fede in testa_Pidocchi
danzanti_Due piramidi e un albergo_Vecchi amici_Una sposa che cammina veloce_Tanti uomini
nudi attorno a una palla_Disciplina_Nel dubbio, insieme_Giorni feriali che abbaiano_Esserci e
sparire_Un vuoto che ha un nome_Lapidi_ Ancora ora, ancora qui, ancora altrove_Cadere su sé
stessi_Spazi aperti non comunicanti_Benvenuti nella merda_L’andare_Libera arbitrarietà senza
giustificazioni_Lo stare_Una catasta di autoritratti di perfetti sconosciuti_
Un cieco che gioca a mosca cieca_Un continuo ripetersi di fallimenti_Il destino nobile di una vita
ordinaria_Le giostre rotonde del traffico_Due Laure, senza neanche un Petrarca_Moschee, teatrini
e striscioni_Nove attori in fila che cantano la marcia funebre, uno sembra morto_Dissolvenza_Frutta
marcia_Dimenticanze più o meno urbane_Applausi, applausi, applausi_Ancora, ancora, ancora_Il
pubblico ludibrio_Mitologie da salotto_Toponomastiche_Sorridenti puttane stanche_Oggetti
d’affezione_Animali d’affezzione_Parenti d’affezione_Un cappio in piazza_I senza patria, per grazia
di Dio_Soldati in battaglia_Senza tetto seduti sul parapetto con i piedi che penzolano_Fallimenti
e ingiurie_Un amore eterno_Esercizi di stile_Piccoli scarti non scartabili_Ripetizioni_Virus, malattie
e febbri_Amici immaginari_Matti che cantano in coro_Una religione e la sua chiesa_Guerre, battaglie
e trincee_Una questione di vita o di morte_Primi piani in negativo_L’imponderabile_
L’indescrivibile freddezza di un cadavere_Tre orologi fermi alla stessa ora: l’Apocalisse_
A piedi nudi nel caos_Un amore sbagliato_Immondizia umana_Raffiorare_Tutte le cose che iniziano
male e finiscono bene_Nebbia_Fattori scatenanti_Tutte le cose che iniziano male e finiscono
peggio_Immaginazioni sommarie e rimpianto_Moltitudini appassite_Un ubriaco che ti fa lo
sgambetto_Futuri all’abbandono_Danze, pellegrinaggi, processioni_Il senza senso_Strapparsi i
denti per gioco_Pollicino, quello delle favole_E così…il niente_eccetera_
eccetera_eccetera_eccetera_eccetera_
eccetera_
eccetera_eccetera_eccetera_eccetera_
intuizioni precarie come i denti da latte
DISPENDIO INUTILE DI DESIDERIO
All’Equatore la terra gira con una velocità pari a quasi 1700 chilometri orari. Nello stesso tempo ruota ad oltre 100.000 chilometri orari intorno al Sole, mentre il nostro sistema solare con i suoi otto pianeti gira intorno al centro della Via Lattea e ogni 60 minuti percorre quasi 800.000 chilometri. La Via Lattea comprende all’incirca altri 400 milioni di stelle. La parte dell’Universo a noi visibile presenta a sua volta oltre 200 miliardi di galassie.
Credo sia abbastanza per far girar la testa, è strano che non si passi il tempo a vomitare.
Questa è la nostra Casa.
Questa è la mia Casa.
Cimitero dello Splendore.
Ecco il punto fermo da cui siamo obbligati a partire.
Distanza.
Alterità.
Diversità.
Presenza e/o Assenza.
Apolidi.
Pellegrini.
Relazioni possibili in altre connessioni naturali.
Premesse inconcludenti in traiettorie astratte.
Esistenze riflesse. (forse on-demand)
Calchi, ricalchi, ricalcoli.
Distanti, apparentemente irrelati, in uno spazio carico di elettricità dove non c’è posto per il caldo e il tiepido.
Siamo Amori assoluti e freddi che vanno piano anziché lontano, aggirandosi in un’ipotesi di mondo.
Siamo Amori scandalosi con la fobia della povertà.
Siamo Amori migranti con la nausea.
Apolidi.
Pellegrini.
Dovremmo imparare a riconoscere l’incompiutezza come condizione stabile.
Ciò non ci esime dall’essere solerti, curiosi e impegnati, cammin facendo.
Senza fare memoria e, senza essere memoria.
Un prolungamento della solitudine.
Da soli in pubblico ad aspettare in eterno di essere davvero soli.
Senza fare memoria e senza essere memoria.
Apolidi.
Pellegrini.
Da soli in pubblico in un attentato alla retorica della libertà che è anche solitudine.
Apolidi.
Pellegrini.
Da soli in pubblico nel camminare stiamo fermi, e nello star fermi camminiamo nella distanza del visibile.
Siamo Invisibile inascoltato(?)
Siamo Informazioni(?)
Siamo Infrastrutture(?)
Siamo Archivi(?) o siamo Discariche(?)
Siamo Immagini gravide(?)
Siamo Angeli caduti(?) Turisti(?) Parassiti(?) Pendolari(?) Testimoni non graditi(?)
Siamo mani prese mani nelle mani.
Di nascosto.
Sopravviviamo in segreto in sovrascritture di pensieri incompiuti lasciti visibili.
Non è il tempo che passa ma noi.
(Ferdinand Cheval e chissà quanti altri, compreso me.)
Il Sentiero,
la Via,
la Guida,
ci passano accanto alla debita distanza senza alcuna indicazione.
Quel che avviene è una coincidenza.
Non cercare la Mutazione, non voler diventare Altro.
Nessuna Elevazione.
Nessun Cammino.
Solo l’immobilità apparente delle statue
che rinascono perennemente nello sguardo degli altri.
Scegliere la Metafisica del travestimento
per fingere di sopravviversi mascherandosi da immortali.
Fermi.
Immobili.
Per evitare la malinconia e andare oltre le manie.
Per non ammalare la vita.
Fermi.
Immobili.
Un punto d’osservazione in attesa della digestione.
Fermi.
Immobili.
Segni eloquenti di anomalie perturbanti, godendosi il belvedere.
Punti fissi In sospeso tra luoghi.
Tra i piedi e la testa e tra la testa e i piedi.
Allegorie della fragilità degli elementi. Senza punto di fuga.
Fermi.
Immobili.
Senza nessuna prospettiva tra dentro e fuori.
Fermi.
Immobili.
Se giriamo lo sguardo ci ritroviamo all’origine delle latenze, persi in zone porose.
Fermi.
Immobili.
Siamo tutti (o quasi) come i denti da latte: precari e dondolanti,
sostituibili, rinnovabili, da versioni più stabili di noi stessi,
pronte a spuntare con dolore per consumarsi e marcire.
Fermi.
Immobili.
Gesti reiterati che si insinuano sottopelle tra le pieghe dei muscoli, tra le armoniche vibrazioni dei tendini, tra le porosità delle ossa.
Fermi.
Immobili.
Esercizio di potere dove non è contemplato il dissenso.
Fermi.
Immobili.
Pensieri predatori nel pieno dell’immobilità, al margine del senso e dei sensi.
Fermi.
Immobili.
Aldilà e oltre il valore e l’amore della vita.
Fermi.
Immobili.
Il corpo agisce, subisce, difficilmente resiste, comunque desidera e gode in un perverso atto di resistenza a sé stesso e il desiderio implica spreco.
Fermi.
Immobili.
Tutto ciò che conta e ciò che è taciuto implica e sottende godimento.
Un dispendio inutile, uno stato di rapimento capace di cedere ad una scomoda natura che cerca di farsi corpo e vuol cadere oltre il filo, tenue, sotteso tra potere e vulnerabilità.
Fermi.
Immobili.
Ci sono sempre cose nascoste anche nel più piccolo e invisibile dei piaceri.
Fermi.
Immobili.
Siamo bruciature e carezze, presenze e scomparse, piccoli buchi neri, che nascondono ignoti a portata di mano.
Fermi.
Immobili.
L’orizzonte degli eventi non fa più paura.
Voglio compromettermi, senza compromesso, nel pubblico
ludibrio.
Non un Amleto qualunque, nessun teatrino.
Nessun perdersi canticchiando per ore.
Nessun darsi fuoco.
Voglio compromettermi, unto e scivoloso, non per fuggire, ma
per passare oltre.
Da dove vuoi passare?
Dal sonno?
Dal sogno?
Dal buio?
Dagli occhi?
Dalla bocca?
Dalla pelle?
Dall’ombelico?
Dal culo?
Dalla mente?
Dal silenzio?
Dal vicino?
Dal lontano?
Sono qui per complicare le cose: non serve a niente il fare
semplice.
Non servono a niente le educate e disciplinate bandiere
bianche, custodi e complici della morte per strada.
Non serve a niente l’instabilità di un oltre al culmine del
vuoto che si svuota e mette in scena le sue latenze.
Non serve a niente il gioco che si consuma nella ripetizione.
Voglio compromettermi, senza religioni, senza forma, senza
disciplina, senza il ritmo dei grandi sogni di gloria.
Il silenzio si organizza nel tempo, di rumore in rumore, di
parola in parola: solo rimbombi.
Siamo copie(?)
Copie di cosa(?)
Pronti a scomparire e al tempo stesso pronti a saltare.
Diciamo il vero(?)
Scivolare
Cedere
Docilmente
Portati a riva da onde di una sottospecie di nostalgia.
L’inizio di un viaggio nelle percezioni di un dentro, al
culmine della vacuità del vuoto.
Una prima apparizione.
Un niente in questo tutto.
Un forse in questo troppo.
Nessuno ha mai visto e sentito.
La massa si fa eco.
Riscrive i percorsi, ridisegna le funzioni, sceglie nuove
specie in negoziazioni provvisorie e allegorie di fragili elementi, custodi di
strumenti e conoscenza dell’altro e dell’oltre.
Il diavolo si mette in mezzo.
Evocazioni e Premonizioni.
Sofisticate differenze innalzate nel paesaggio latente.
Presenze incompiute nella colonna sonora di peripatetiche
orchestre.
Figure alla deriva aldilà dello sfondo, differite in un
inaccessibile orizzontalità.
Identità irreali in reciproca interferenza.
Prossimità e distanze
Dove non c’è il nulla da vedere, oltre a quello che non c’è.
Dove c’è sempre una cosa che manca e non ci sono testimoni.
Io vi amo.
Io ti amo.
Sottrarsi non si può.
I miei desideri sono esploratori in disparte, pionieri,
forze contrarie.
I miei desideri sono orchi e orchidee incontrati per caso.
I miei desideri tracciano il loro disegno senza chiedere il
permesso, senza saper chiedere il permesso.
I miei desideri sono un atto di resistenza aldilà delle perpetue
rivoluzioni.
I miei desideri sono giardinieri gentili che fanno spazio
alle piccole cose che crescono.
I miei desideri sono sempre più grandi di quel che so fare,
di quel che posso fare, del mio saper fare, del mio poter fare.
I miei desideri qualcun altro li chiama vita.
“Non sapendo quando l’Alba possa arrivare,
Lascia aperta ogni porta,
Che abbia Piume (o Ali),
come un uccello oppure Onde, come una riva.”
Emily Dickinson.
La fine abita la sciocca eternità del presente che chiacchera
con la piccola intimità del silenzio.
La fine è corta, cortissima, così breve da durare un attimo
di secondo prima di scivolare dall’altra parte, dove l’essere e il non essere
sono condensati come in un dado da brodo.
La fine è una forma di riconoscenza che la parola fa al
silenzio.
La parola “Fine” è un rito per ringraziare ciò che è stato e
che nel suo concludersi si prepara a nascere in un’altra forma.
FINE.
sangue e latte/BLOOD and MILK
ESSERE PRESENTI SCOMPARENDO
Le nostre fissazioni e le nostre priorità distorcono inevitabilmente il significato.
Un’apparenza rosa nasconde una realtà di sangue e di latte, corpo e nutrimento, ferita e cura,
omicidio e accudimento. Distorto in un colore, uno spettro intero di possibilità di fraintendimento,
una serie di possibili riscritture, trascrizioni e traduzioni, di bugie e di leggende più o meno
metropolitane.
Vivere, in fondo, è prendere appunti nel tentativo di fermare il tempo raccontando i tempi. Il tempo
trascrive e viene trascritto. Il tempo inventa e il tempo mente. Vivere è il tempo nel tempo.
Trascrivere è il tempo sul tempo. Il tempo è (anche) raccontare storie. Il tempo è narrativo ma è
anche lo stare attenti al: E poi?
Il tempo è amarezza. Il tempo è nostalgia e la nostalgia è molto più di ciò che si racconta,
è io che ricordo io. Io nel ricordo: di io e del ricordare. Praticamente una pretestuosa meditazione
idiota sul tempo scomparso, su un mondo svanito: sul Perduto.
Poi, a un certo punto, accade qualcosa che spinta dalla rabbia, dalla frustrazione, dalla
disperazione e dalla speranza, inizia a trasformare questo scenario: la nostalgia evapora e il
romanticismo passa. Si rimane soli e trasparenti: scomparsi nell’estetica degli effetti speciali.
Iper presenti e scomparsi al tempo stesso, corpi dell’etere, senza carne, dispersi come pesciolini
d’oro in una rete troppo fitta e insidiosa. Postati, post se stessi, oltre la carne oltre il sangue e
senza latte. Presenti in parole sparse, in immagini senza codice, in brandelli di drammaturgie altre
e forse altrui. Rimane solo la banalità di un colore, quell’alone di rosa zuccheroso che ci caria i
denti e la mente. Il tempo non è più la risposta e nemmeno la ri_soluzione.
Precari e dondolanti come i denti da latte siamo alla fine, siamo nella fine: ma questa fine non è
l’esaurimento e non è esaurita se si sa come viverla, come scriverla, come trascriverla e con
amarezza, falsa poesia e pragmatica crudeltà, forse raccontarla.
Paralizzati, congelati, assorti. Implosi, siamo materia leggera e incorporea per un intero nuovo
mondo. Vivi nella sparizione, raccontati da una bugia, presenti in una memoria di sangue che non
scorre e di latte che non nutre. Superficiali, artificiali, astratti in un colore, presenti e scomparsi.
un coniglio sotto le ruote
AL DI LÀ ON-DEMAN
…
Interventi senza preavviso di Max Bottino con Gianluca Mischiatti,
in collaborazione con ARCIGAY RAINBOW, Vercelli e Valsesia,
STARE ATTENTI al E POI?
La strana storia di un divano che si credeva una panchina.
OCCUPAZIONI TEMPORANEE DI RUOLO PUBBLICO.
Un piccolo divano rosa appare in pubblico, improvviso e fuori luogo, per rendere visibile ciò che
spesso rimane non visto. Non abita più in una casa, non è più il “mio divano rosa”, si crede una
panchina, un oggetto e un posto dove fermarsi, dove incontrare, restare, e condividere la sincerità
del sangue e il nutrimento del latte. A prima vista, può sembrare un trasloco incompiuto, un banale
inciampo, un pericolo o un dispetto, una deviazione di senso, sicuramente un ingombrante
intermezzo al programma prestabilito. In realtà, almeno nell’intento, è un’incursione di intimità,
testimonianza del vivente, un monumento precario, un luogo nel luogo, un altrove fra i piedi.
Succederà più e più volte, senza data e senza orario, per trasformare la vulnerabilità in momenti di
testimonianza collettiva e in possibilità di condivisione. Succederà più e più volte, senza data e
senza orario, per confondere pubblico e privato. Succederà più e più volte, senza data e senza
orario, per stare attenti e chiedersi che cos’è un “E POI?” da cui ripartire. Succederà più e più
volte, senza data e senza orario, perché, forse, alcune istanze private hanno bisogno di
testimonianze e risposte collettive.
un E poi… è qualcuno che vedi raramente?
un E poi… è una famiglia senza animali domestici?
un E poi… è qualcuno che si è appena trasferito?
un E poi… legge lo stesso giornale che leggi tu?
un E poi… è importante per te?
un E poi… è un tuo amico su Facebook?
un E poi… è presente?
un E poi… è più lento o più veloce di te?
un E poi… è un promemoria di come vanno le cose?
un E poi… è qualcuno che non si lamenta mai?
un E poi… è senza genere?
un E poi… è qualcuno che ti fa sentire a casa, mentre ascolti le voci attraverso il muro?
un E poi… è una donna innamorata che canticchia?
un E poi… è il senzatetto accanto a te?
un E poi… è qualcuno senza password WiFi e con un segnale forte?
un E poi… è una persona che non ha mai organizzato una festa?
un E poi… è qualcuno con una famiglia più grande della tua?
un E poi… è qui o laggiù?
un E poi… è un uomo con una pistola per proteggere quel che crede suo?
un E poi… è più ricco o più povero di te?
un E poi… è più vecchio di te, con un diverso senso del ritmo?
un E poi… ti sta lasciando solo?
un E poi… è qualcuno che ruba la tua posta?
un E poi… è solo uno di quei ricordi sentimentali dell’infanzia?
un E poi… è qualcuno che è appena arrivato?
un E poi… è di un paese vicino?
un E poi… è una vedova anziana che esce raramente?
un E poi… è disposto a badare a te?
un E poi… è qualcuno che vuole chiudere i confini?
un E poi… è un collezionista di oggetti strani esposti nella sua vetrina?
un E poi… cucina per te quando sei malato?
un E poi… è sintonizzato sullo stesso canale che hai tu,
che guarda da un divano quasi come il tuo?
un E poi… è solo qualche ombra proiettata sulle tapparelle abbassate della porta accanto?
un E poi… ti guarda da un divano quasi come il tuo?
un E poi… ascolta pazientemente la stessa storia che hai raccontato troppe volte?
un E poi… firma la petizione ancora…ancora e ancora una volta?
un E poi… è qualcuno che lascia le scarpe fuori dalla porta?
un E poi… è qualcuno che vive nello stesso modo in cui vivi tu?
un E poi… è troppo da chiedere?
un E poi… è uno sconosciuto che non temi?
Tutto ciò è accaduto prima che tutto iniziasse o forse prima che tutto accadesse…
TRE VOCI: PER COMINCIARE SUBITO A FRA_INTENDERE
Fuori dalla tua testa e dentro il mio corpo
INVENTARI SOCIALI
Tutte le passeggiate mi hanno portato al posto in cui mi trovo
senza inventare niente
Niente è neutrale
TRA LE PORTE, ATTRAVERSO IL BUCO DELLA SERRATURA
SOTTO SOTTO di quel governo sotterraneo
Una volta che vedi lo schema le cose vano a posto
Produco conoscenza degenerativa
COSMO
TRA ACQUA E FANGO
IL PROFETA SCORRETTO
Con la libertà di?
Con il suo alter ego DEL SOTTOSUOLO
rapsodia N° 7 nani
Tesoro non è come pensi: combatti o fuggi!
tutti uniti
Se continuo a camminare, posso impedire al cielo di cadermi addosso
A OCCIDENTE
INGRESSO GRATUITO
Il vero riconosce il vero nella brutalità della primavera
per 4 passeggeri con occhi nuovi
I miei occhi si tengono per mano
ORDINE E COSE: il senso stesso di un appuntamento al buio
Portami a casa
Ti preparerò la mia cena
Dove altri erano passati c’erano tracce in noi
LA GIOIA VISIBILE DELLE CENERI
NON PROPRIO UNA POESIA D’AMORE
UNA VOCE CHE
fa morire una parte di sé
Ascolta hanno lasciato un sospiro
Mi dispiace che tu ti senta così senza sole
UN’ESCA TEMPERATURA AMBIENTE
ORDINE
SENZA NOME
di leggende e storie popolari
Questo è il mondo in cui ti mando
LATTE CATTIVO E FAVOLE
ARCIPELAGHI SUBLIMINALI
IMITAZIONI DELLA VITA
Solamente dei promemoria di ciò che era il mio corpo
leccarsi le ferite e credere ai miracoli
UN RACCONTO FANTASTICO
Perché piangi se mi vedi inciampare?
Cosa succede quando piangiamo?
un cosiddetto triangolo amoroso
IL CUORE DELLA BELLEZZA dà corpo alla figura muta
Tutte queste cose erano qui
ORDINE CALANTE
Una campana che non sento mai
piove a dirotto
io in realtà sono morto…
Noioso e breve, sono rimasto
testimone inerme
UN MILIONE DI VOLTE IN PIÙ
LA SCENA (DEL CRIMINE)
Vedo tutto due volte
Mi nascondo nell’oscurità delle ossa
IL GOCCIOLAMENTO LIBIDINOSO DEI PIACERI ORDINARI
È un capriccio basato su una storia quasi vera
ORDINE
DORMIRE CON LE LUCI ACCESE
Qualunque novità non è ancora visibile
IN VENA una stagione all’inferno
Fingi che sia una città
semplice sul piano-sequenza
IERI (QUANDO NON C’ERANO PIÙ BARZELLETTE DA RACCONTARE)
appropriarsi del proprio male
Ho ancora un po’ di paura
luce a sinistra del chiaro di luna
Ho preso nel muso il presente
Cocaina
Stormi di fulmini vivi
SPAM
Giù in gola come un temporale
DENTRO
in un altrove, sempre
LUNGO LA STRADA
ultima carezza
AIRBAG
I cigni decollano come il Concorde
ABRACADABRA
ORDINE
Note sui coinquilini
(un cane, un pappagallo, una balena, un cazzo)
GHIACCIO
una pietra sul cuore
Puoi rompere una roccia con un uovo
lavoro di base della meccanica animale
Il Paradiso non è mai qui, quindi chi decide?
NEL SOGGIORNO LE OMBRE BRUCIANO
non ci sono testimoni
Bacia i tuoi cari
UNA SERA LONTANA
pulviscolo nell’occhio
l’istinto ha preservato la mia specie
IMPULSI OCCASIONALI DI UN’ITALIA CARNIVORA
progetti di gloria?
Venite ma come una cometa diurna
FERMA, FERMA!
DENTRO
POZZI E POZZANGHERE
Incontriamoci quando le ombre sono più lunghe
in un altrove sempre
ALITO SINTETICO
ORDINE
BALLO SPORCO
Chi decide?
Ucci Ucci
Duetto con la mia voce
ASSOMIGUIO ALLE RELIQUIE
GIOIA USA E GETTA
Faccio la doccia davanti a tutti
IL VIDEOGIOCO
uccide sei persone e ne ferisce quattordici
Il passato è più imprevedibile del futuro
GIORNI, MESI, ANNI.
Dedicato al divenire per poi suicidarsi
UN MARTIRE
ABRACADABRA
SONO FELICE.
essere felici abbattendo disagio,
voglio il mondo in un cappello di vetro
crisi, scarsa produttività, povertà,
politica dell’amore
inquinamento, surriscaldamento globale
il vero riconosce il vero a temperatura ambiente
ANTICOAGULANTE, ASPIRINA A BASSO DOSAGGIO:
I MIGLIORI ANTIDOLORIFICI PER BAMBINI
ORDINE
Non sto mentendo quando dico che sto bene
ORDINE
IN OGNI SINGOLA COSA…
DEDICATO AL DIVENIRE
Tutto ciò che tocchiamo può cambiare
IL LATO OSCURO DEI TRUFFATORI
…nel caso fatemi sapere
La punta delle mie dita scelse quel che stava ancora rotolando
SOCIETÀ/NOVITÀ/LAVORA CON NOI
abitando luoghi di piccole dimensioni
ORDINE
L’ALBA È DI NUOVO QUI
Tengo cose appese al palmo delle mie mani
FIGURE RETORICHE
PER MEDEA
AUTORITRATTO DI UNA NATURA MORTA
Con il peso più pesante addosso
doppia identità
cenere nei tuoi occhi
Tento di riflettere in un riflesso
DISPLASIA
Lei è la mia amica e le piacciono i serpenti
in casa: una cinese adottata
consulto cronologie della distanza
DIARI DI UNA PRINCIPESSA FERITA
Cosa voglio sapere?
le connessioni o l’accettazione
Nessuno ha mai chiamato il proprio figlio “fame”
CORPO DORMIENTE
HYPER: una dinamica costante di retroazione
Siamo puzzolenti, atomizzati, chimici, vanigliati
FIORITURA PRESCRITTA
NON COMMETTERE ATTI IMPURI
Dove ho dormito la notte scorsa?
È sconsigliata la visione ai minori di 14 anni
IN SEGUITO
Mi rotolo nel nudo gioco
languori personali di sapore nostalgico
AUTOEROTISMO
FORSE
MASTURBAZIONE
Benvenuti nella mia culla!
maschio-bambino «senza veli»
(non so quanto) ho bisogno di te
CORPO IN MOVIMENTO
tra Ulisse e Francis Bacon
Il sonno inizia, le cose accadono sempre
SOGNO LATTIGINOSO
ciò che vedi non è qui domani
Sono un oggetto noioso e breve
UN PENSIERO APPICCICOSO
da spalmare e pulire
Ho immaginato la pelle
FALENE
promesse al Padre di improbabili obbedienze
TANE IN FIAMME
Non bruciare tutto diceva un amore mancato
perché alcune finestre sono cieche?
PORNO TRAUMATICO
Hai detto resta, quindi sono rimasto
qui e altrove
SPETTACOLO DI CORPI ASSENTI
interno, città, giorno
Essere presenti scomparendo
AMEN.
Io non lo sapevo.
Kathy Acker (che non so chi è) dice:
“Che uno dei linguaggi della critica d’arte sia il silenzio, così che possiamo sentire i suoni del
corpo: vento e voci da lidi lontani, i suoni dell’ignoto”.
Il mio corpo è un carico di lutto, dolore, ottimismo, gioia, con una batteria di scariche elettriche
idiosincratiche e selvaggiamente devote al qui e allora e al nulla da aggiungere.
Il mio corpo racconta le reincarnazioni e le incarnazioni aperte delle nostre spettatorialità ibridate
dai luccichii degli schermi grandi e piccoli che ci ingravidano di immagini e di sé.
Quindi l’abuso di potere non mi sorprende.
E nemmeno la sua esecuzione.
Il contenuto latente in me non è necessariamente ‘contenuto’ e forse nemmeno contenibile.
Quasi sempre straripa attraverso l’oggetto indisciplinato che sono, evocando storie di sessualità
sovversiva, piccole letterature ignobili dell'”irrequietezza”.
Sono un intero abbecedario di lettere senza frasi, costruito attorno alla nozione astratta di vitalità
obbligatoria, rilegato in una lussuosa apparenza e comunque pronto per essere barattato per il
prezzo di una poltrona allo spettacolo delle marionette bugiarde.
SONO UN CHIAROSCURO SDOLCINATO
SONO UN TELEFONO CHE INIZIA A VIBRARE… POI TACE…
SONO PER IL UN PO’ E NON PER IL SEMPRE, QUASI MAI …PER IL MAI.
LORO, SONO GLI ALTRI.
Appaiono, si presentano, poi scompaiono all’alba, subito prima di balbettare.
È bello rivedervi adesso. Sono passati così tanti anni da un secondo fa.
Nel frattempo, ho tentato il tutto e di tutto ho disordinato, come e quanto qualsiasi altra
manutenzione psicosomatica, una sorta di quotidiana “critica paranoica”, cercando un’ideologia,
una prova del visibile incisa nel mio campo visivo, immaginando una politica della mia schietta e
meschina disabilità.
Sono un museo inquieto e irrequieto che si allontana dall’immagine che vi e si tiene all’OSCURO.
Cerco di individuare dove si trovi il futuro, e magari capire cos’è questo futuro? E allora mi
incammino, senza cedere alla lusinga di soffermarsi nell’esitazione.
Fin dall’inizio il lavoro senza sosta è il lavoro della vita… per segnalare un significato troncato dal
vivere stesso.
“Interrompi la tua canzone. Libera il tuo nome. Libera chi lo pronuncia come “un miracolo” o ” un
opera di meraviglia”, anche se poche persone si sono dedicate a un impegno così profondo, e
profondamente inutile.
Non è una semplice indagine sulla vita documentata, ma è più un reiterare il
vivere come documento, forse rotto, omesso. Ineffabile, inespresso.”
AMNESIE DI IMMAGINI.
Le cartoline, sì… le cartoline; sostituiscono vite passate, le esperienze vissute,
sono scene spedite altrove e strappate dalla loro origine che niente raccontano e dove tutto si
guarda.
“Felici coloro che dimoravano nell’occhio”, scrisse Lord Byron nel 1816 nelle “Tenebre”.
DI NUOVO L’ILLUSIONE, NUOVAMENTE SAPER CREDERE A QUEL NIENTE CHE SI VEDE.
Sì, di nuovo. Di nuovo…credere… A volte penso che tutto, sempre e da sempre, finisca in quel
nulla.
ECLISSI.
In questo improvviso capovolgimento del giorno in notte incarnata appaiono abissi obliqui in cui la
vita si imprime in negativo.
SONO TEMPO MORTO IN AMBIGUI SCORCI.
Esistere e una forma di mortificazione…è la forma stessa del mortificare…
Come potrebbe essere altrimenti?
Un invito alla preghiera e un segnale d’allarme.
Se il morire in sé è qualcosa che devo articolare attraverso la metafora dello stare vivi, si fa
viscerale l’aspettativa ripetuta all’infinito della messa inscena di una fantasia di paradiso.
Che momento meraviglioso per inaugurare uno spettacolo!
MORIRE È COREOGRAFIA E PORNOGRAFIA DEL PARADISO
Il Paradiso: questo carnevale dell’invisibile che cela il reale nella sua maschera, truccando di
benedizioni ogni cosa, ogni cattiveria, ogni bontà, ogni meschino e ogni stupido eroe.
Coreografia e pornografia: tecnologie che rendono leggibile il piacere scomponendolo in azioni
comprensibili, spesso categorizzabili, vocabolari di luoghi comuni che scrivono il corpo a distanza
e ne corrodono la presenza, ne disinnescano l’odore, ne annientano il peso.
Sylvia Plath: “Morire è un’arte… come ogni altra cosa…”.
Voglio morire con gli occhi spalancati e la bocca aperta, con un triplo carpiato nel tempo, con negli
occhi che si spengono un effetto caleidoscopico e ipnotico, seducente come velluto blu e irritante
come la carta stagnola stropicciata di un cioccolatino appassito.
‘Ah, è stato meraviglioso, non ho visto il tempo passare!’.
Ma il tempo è tutto ciò che abbiamo nella vita.
Il tempo deve scorrermi a fatica; la sua consistenza deve premere e strofinarsi contro la mia
presenza, accendersi scintillante per il piacere del contatto, garantirmi un livello minimo di piacere
masochista, sfidando la gravità, indomabile passare lasciandosi guardare, ascoltare… maledire.
Sylvia Plath: “Morire è un’arte”.
Io non lo sapevo.
Le prove dell’esistenza di Dio.
C’era un me stesso che si rifiutava di uscire di casa. Era in isolamento da molto prima del virus.
Erano anni che non usciva, il che era preoccupante, il che mi preoccupava.
TROPPE PREOCCUPAZIONI DA PERSONE INVENTATE
Quel me era legato a una catena,
forse l’avevo legato io,
e poteva girare in tondo attorno ad una specie di palo della cuccagna, piantato chissà come nel
centro del salotto.
Compariva in un angolo della stanza… Si alzava e poi girava attorno al palo, intorno e in tondo
avanti e indietro accecandomi il naso con la sua puzza insopportabile.
Parlare, parlare, parlare, e non c’è nessuno in giro. Girare, girare, girare. Piano, forte, ansimando,
correndo finché la catena non diventa troppo corta e bisogna invertire la rotta e così di nuovo:
parlare, parlare, parlare, girare, girare, girare e poi ascoltare, ascoltare, ascoltare, ascoltare il
nessuno che mi insegue lungo il cerchio.
SEMPLICEMENTE
Quel me aveva dei bisogni, ogni tanto, per accontentarlo, mi stendevo sul pavimento per prendere,
da “quasivivo” le misure del morire. Stavo lì orizzontale, rigido con le mani seriamente incrociate gli
occhi chiusi come i santi asceti delle puttanate d’oriente… immobile… ma non ero ancora morto:
recitavo il cadavere, ma nella testa il me continuava a girare attorno al palo della cuccagna…
parlare, parlare, girare, girare, girare e poi ascoltare, ascoltare, ascoltare, ascoltare il nessuno che
mi insegue lungo il cerchio fin che la catena non è troppo corta e bisogna ritornare indietro.
SCHIZOFRENIA?
/schi·ẓo·fre·nì·a/
sostantivo femminile
Malattia mentale caratterizzata da dissociazione della personalità e delle altre attività psichiche
fondamentali: presenta delirio, allucinazione, disordine percettivo, ideativo o del comportamento.
SCHIZOFRENIA?
No, sono masochista.
DAVVERO?
/schi·ẓo·fre·nì·a/
sostantivo femminile
Malattia mentale caratterizzata da dissociazione della personalità e delle altre attività psichiche
fondamentali: presenta delirio, allucinazione, disordine percettivo, ideativo o del comportamento.
DAVVERO, SONO MASOCHISTA.
Come tutti, come tanti, come l’oroscopo.
Chi è nato tra il 22 giugno e il 22 luglio ha un animo sensibile, intuitivo e introspettivo, ma è spesso
insicuro e soggetto a forti sbalzi d’umore. Emotivo, instabile e con lo sguardo rivolto al passato, il
Cancro è uno dei segni più complessi e affascinanti dello zodiaco.
IL CANCRO quello emotivo, instabile, quello benigno…
Un astrologo in una notifica mi ha detto che quello era un momento perfetto per liberarsi, per
lasciar andare ciò che non mi serviva… forse potevo sopprimere quel me e il suo terribile odore.
“Ma qualcuno può far sparire la propria famiglia? … anche se è fatta di impalpabili se stessi
immaginari?”
Riposati un po’
PER FAVORE
Girare, girare, girare. Piano, forte, ansimando, correndo…
Ti ho chiesto come ti senti e quando saresti…
Parlare, parlare, parlare, e non c’è nessuno in giro.
Sparisci, sto bene.
così di nuovo: parlare, parlare, parlare, girare, girare, girare
e poi ascoltare, ascoltare, ascoltare, ascoltare
VUOI VENIRE A TROVARMI?
Cosa c’è da vedere? Non c’è niente da vedere.
Girare, girare, girare. Piano, forte, ansimando, correndo…
Sì. Non ti ho chiesto io di venire.
e poi ascoltare, ascoltare, ascoltare, ascoltare
NEOPLASIE
Ti picchia ancora?
No, no…
Va bene.
INTERNI/STANZE
Era giunta la sera. Il rumore di passi riempiva il salotto.
Vieni spesso?
No, io non sono mai stato qui prima di oggi, tu vivi qui.
Ma perché?
Ho lasciato la porta aperta quando sono scappato?
Hai detto che l’avresti chiusa e saresti stato di là
e invece poi sei entrato.
HO DOVUTO INACATENARTI AL PALO DELLA CUCCAGNA.
SCUSA.
Comunque. Di cosa abbiamo parlato?”
Chi lo sa? Probabilmente abbiamo parlato di catene, pali della cuccagna, forse di figli.”
Che cosa ci succede?
Eh? Cosa c’è che non va?
Mentre mi chinavo in avanti, ho sentito un’intensa zaffata della puzza di prima.
Non ho più né l’energia né la responsabilità né la voglia di ripulire.
DI NUOVO DA CAPO
Ho pensato:
PROPRIO IO?
Ricordi della mia infanzia crescevano molto lentamente e non desideravano altro che la luce del
sole, era praticamente impossibile dire se fossero vivi o morti
e ho persino pensato a mio padre, morto tanti anni prima e ricoperto di antica sporcizia.
Ancora seduto sul water ho iniziato a singhiozzare.
Aaaaa,aa… Aaaaa,aa… Aaaaa,aa… Aaaaa,aa…
Aaaaa,aa…aaaaaaa…aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa
DISSOLVENZA
NERO
Memorie di un terrorista.
Cercherò di essere breve in fondo sono solamente cattive sciocchezze fatte di racconti popolari e
“ancestralità famigerate” grattate via dalla superficie granulosa di un incubo, ruvido e ininterrotto…
Che racchiude in sé i semi di un regno senza tempo …atemporale!
Sì.
Tutta questa manfrina è molto simbolica…
APPARE LA PRIMA IMMAGINE
Nel guscio, arrotolato: “L’uomo invisibile!” come se fosse un membro della famiglia.
Era un sopravvissuto a lungo termine che ha sconvolto la scena nella disgregazione.
Piacere di vederti.
Ho sempre cercato, senza successo, di individuare il momento esatto del nostro primo incontro.
È stato così emozionante per me guardarti.
Credo siano passati più o meno vent’anni.
Ho pianto…!
APPARE UN’ALTRA IMMAGINE.
Una descrizione generosa di un sistema di mantenimento dei confini
Non esiste una formula affidabile per riprodurre l’accoppiamento incidentale
“Chi sono quei tizi?”
Lo spettro e Il sospettato. Due corpi celesti circondati di ogni cosa non spiegata.
un’ipotesi metafisica.
Sono incappucciati con queste vele nere, e un corpo porta in giro l’altro in un finto rigor mortis.
hanno girato il coltello nella piaga. Hanno giocato in tantissimi modi,
Non erano mai interessati a fare la stessa cosa due volte.
Erano dei piantagrane. Erano dei guai.
Avevano una relazione così intensa. Non ho mai visto così tanta intensità tra due persone.
La generosità sembra quasi folle ora. Fu davvero incredibile.
È stato incredibile vedervi le nostre canzoni che erano pronte per tutte le guerre a venire
Vogliamo cantare insieme?
Verde, come ti voglio verde.
Vento verde. Rami verdi.
La nave sul mare
e il cavallo sulla montagna.
–Federico García Lorca
APPARE UN’ALTRA IMMAGINE
Queste occasioni erano considerate una sorta di luogo scivoloso e appiccicoso.
C’era un barile di birra e un migliaio di persone o più passavano, ballando.
In che modo la loro presenza complica e interrompe? produce una crisi non cumulativa, ma
rivoluzionaria. Finché la rivoluzione non arriverà davvero.
Costruire e rompere un cambio di paradigma.
Costruire e rompere un intervento radicale nella grammatica delle regolarità
Sì, il tuo stesso peso corporeo, la tua stessa esperienza, letteralmente il tuo stesso sudore ti
aiutano ad articolare “drammi” scritti con il linguaggio dalla vita quotidiana.
Costruire e rompere spazi un tempo vissuti da corpi connessi.
Come specchi a figura intera che indossano camicie di forza di pelle bianca siamo vuoti e
disabitati, carichi e disconnessi.
Chi utilizza la teoria emerge insieme alla teoria.
Le anomalie sono intrinseche.
Siamo quasi tornati a quel punto quando si accumulano sufficienti anomalie, dove
costruire e rompere è un lavoro quotidiano all’interno di un quadro teorico instabile,
Siamo in uno stato di “esaurimento” della NARRAZIONE DI PROGRESSIONE.
Siamo la tipica esposizione di imbarazzi in un mare morto di oggetti di scena inutilizzati.
Io la penso ancora così.
APPARE UN’ALTRA IMMAGINE.
Tutto era in vendita interruzioni, intoppi, fallimenti
Totalmente. Esplosivo. Dev’essere stato incredibile.
Cosa stiamo temendo?
L’impossedibile. Il selvaggio. il già noto, il totalmente sconosciuto. Il campo elettromagnetico. La
forza tra. La scia. L’arrivo di un tifone. Una mano che saluta. il ruolo dell’osservatore
apparentemente impassibile.
APPARE UN’ALTRA IMMAGINE.
Veniamo al dunque.
C’è uno spettro inquietante.
È davvero adorabile. È stato davvero meraviglioso.
Non si vedono né la parte superiore del corpo né il volto, solo le mani che la afferrano e la
Come ti chiami? Mi chiamo Nessuno, un nome non è niente, come la famiglia, come l’infanzia, non
ci credo, non lo voglio.”
“Sei italiano?”
“Sei fascista?”
Sono nato per fare il lavoro sporco di un sole rabbioso che taglia la luna in pezzi
e “Ciao, mondo!”.
Grazie. È stato bellissimo.
APPARE UN’ALTRA IMMAGINE… non la vedo.
Una caratteristica fondamentale della ragione analogica è l’uso improprio delle conoscenze
pregresse.
Problemi al confine tra sistema e insieme.
“il medium è il messaggio” (Marshall McLuhan 1964)
Un certo tipo di sofferenza mitica circonda un sublime tramonto.
L’aria è pesante, i residui di vita infiniti, e l’immaterialità brucia in tutto ciò che è solido e
intrappolato nel tempo.
L’angoscia viene trasmessa attraverso camini, mulini a vento, condotte, radioattività, motori e
turbine.
Le mie narici e le mie ossa assorbono le vibrazioni di tutti questi canali di combustione.
I miei nervi e la mia pelle sono i ricettori degli sforzi che mi servono per consumare i desideri sotto
forma di sussurri, profumi, esalazioni o sogni che si legano in modo sfuggente, trovando
somiglianze familiari nella loro totale mancanza di controllo e nel rischio di incomprensioni.
Ho gli occhi perpetuamente in fiamme non per la pietà o per i pianti…
è solo allergia agli esseri incarnati oggetto di transazioni, condannati a morire assassinati,
espropriati, bruciati vivi, è irritazione per le endemiche miserie degli umani.
Niente di più che una congiuntivite che brucia, acceca, ma che è sempre meglio che vedere.
Sono un pianoforte suonato a orecchio, l’esatto contrario della vostra concezione di “individuo di
successo”.
Schiena contro schiena con una specie di padre eterno inventato, reinvento una piccola eternità,
un parco giochi dalle fondamenta fragili, senza mai considerare troppo, le variabili, soprattutto
quelle non tangibili, somatiche o immateriali che si legano a me, in modo sfuggente, trovando
somiglianze familiari nella mia totale mancanza di controllo e nella mia predisposizione
all’incomprensione e al patetico.
Guerra e pace,
giusto e sbagliato,
vero e falso,
tutto e niente,
dentro e fuori,
qui e altrove…
si escludono chiaramente a vicenda, senza battere ciglio
Sono un pianoforte suonato a orecchio, l’esatto contrario di “persona per bene”.
Conciliare l’inconciliabile, inquadrando la pazzia nel sistema
Cerco nel rischio più assoluto…cerco(?) di allestire dubbi… e sguardi sperimentali
Cerco (?) allineamenti dissonanti e sguardi sperimentali.
Conciliare l’inconciliabile, contraddizione palese, potenzialmente distruttiva,
Cerco (?) una potenziale trasformazione: compassionevole, impietosa, effimera e potente.
Conciliare l’inconciliabile, per disinnescare anche solo per un istante a quel “dentro” destinato a
rimanere ambiguo e misterioso.
Conciliare l’inconciliabile, l’unica regola che cancella la nozione stessa di verità.
Dimenticare tutto ciò che era necessario dimenticare e, all’occorrenza, essere pronto a richiamarlo
alla memoria, per poi eventualmente dimenticarlo di nuovo.
Conciliare l’inconciliabile nell’insieme di un raffinato sistema di negazione e rimozione.
Sono un pianoforte suonato a orecchio, l’esatto contrario di “bambino ubbidiente”.
Ho visto tante cose brutte, ma mi sono successe anche cose belle.
Tanti frammenti, tanti inizi, tanti piaceri, il volume cala e i contorni si sciolgono in un crescente
torpore.
Erano niente, ma io li ho chiamati angeli, spiriti, libellule, antenati, famiglia, matrimonio, lavoro,
appartamenti, beni, persone, scoperte, tramonti, tutto il mio piccolo universo di briciole.
Sì, in quell’ occasione ne ho accumulati una considerevole quantità.
Li ho distribuiti equamente in tanti “ti amo” e poi li ho ingoiati uno ad uno…, un piacere “granulare,
lento, compresso, attento, riconoscente… è una cosa onesta.
Nessun secondo fine. Nessun possesso. Nessuna opinione, o non troppe.
Nessun problema, nessun trambusto.
È una questione di onestà:
sono i miei occhi aperti al buio.
Love Me Tender.
Love me tender
Love me sweet
Never let me go
Quando la “morte è una scelta di vita e dice: Non sono una brava ragazza…
Amami teneramente Amami dolcemente Non lasciarmi mai andare
Hai reso la mia vita completa
Un diario di viaggio che racconta una breve relazione sessuale, un’opera erotica, pura verità non
mascherata da invenzione.
Un ritratto schietto, di un’autoproclamata “puttanaggine”, che monologa sulla vita, le relazioni e i
desideri, l’intimità familiare, il pensiero alieno.
E io ti amo così
Amami teneramente
Amami vero
Tutti i miei sogni si realizzano
Per il mio tesoro
Ti amo e lo farò sempre
HA VINTO L’AMORE INCONDIZIONATO?
Alziamoci in piedi, festeggiamo!… questo potere complottista, voilà!
Sì, ecco, la Realtà si è arresa agli allucinogeni e tutti viviamo affogati dentro la Post-Vanità
Ketaminica.
Amami teneramente
Amami a lungo
Portami nel tuo cuore
Perché è lì che appartengo
E non ci separeremo mai
La mancanza di empatia non impedisce un ultimo incontro,
seduti superbi siamo sexy e alla moda.
Amami teneramente
Amami sinceramente
Tutti i miei sogni si realizzano
Per il mio tesoro
Ti amo
E lo farò sempre
In piedi, memento mori e pura vanitas!
Bene, bene, complimenti, ci siamo riconosciuti…
Amami teneramente
Amami cara
Dimmi che sei mia
Sarò tuo per tutti gli anni
fino alla fine dei tempi
Non fa niente, tanto sono già morto volontariamente… risultato: sono veramente morto, con te son
partito e partirò, con poca paura, baciandosi e scherzando in modo civettuolo
Amami teneramente
Amami sinceramente
Tutti i miei sogni si realizzano
Viaggio per mostrare una condanna, mi affanno sempre più in pensieri lontani e estraneo a tutto.
Ho deciso che è giunta la mia giusta ora
Ti amo
E lo farò sempre
Sono lì ma non ci sono, sono spesso altrove…
Felice di questa inaspettata sistemazione all’aria fresca, e alla scommessa fatta sulla mia sorte…
mi sento amante del vuoto radicale.
Stare in un monolocale, stare a casa di uno sconosciuto, stare senza un amante, non avere un
parente, non avere una tana, cambiare, traslocare, non tenere nulla di domestico, non essere
addomesticato, non stare seduto, mangiare in piedi, lavorare poco, cambiare posto, cambiare
postura, non avere un letto, non avere un armadio, non avere una libreria, buttare via i libri, non
avere molti vestiti, fare esercizi, nuotare, correre, radersi il corpo, sedurre, essere sedotto, andare
via, essere lasciato, allenarsi, migliorare, ricominciare, rischiare, volere, fare, non piangere, essere
bello e brutto allo stesso tempo, essere un eroe, essere un orrore, ecco come sto morendo
adesso.
Ti amo
E lo farò sempre
Ecco come sto morendo adesso. Camminando nel vuoto e sbarazzandomi di tutto.
È facilissimo. È pazzesco quanto sia facile.
Vivere è costruire una relazione moralmente discutibile caratterizzata dall’infedeltà e dalle
dinamiche peculiari del turismo sessuale e dell’acuto voyeurismo:
“La bellezza è discesa dal cielo per salvarci” diceva Platone.
Ti amo
E lo farò sempre
Di questa dichiarazione mi stupiva la certezza e la gioia, e volevo crederci.
Volevo saperne di più sui suoi pensieri.
Avevo una mia versione filosofica esistenziale, intimista, tutta particolare a dir poco.
Vivevo isolato nella periferia del pensare autodidatta e cinico.
Auspicavo la distruzione e comunque volevo ottenere un nuovo paradiso fatto di
Amami teneramente Amami dolcemente Non lasciarmi mai andare
Amami teneramente Amami a lungo Portami nel tuo cuore
Amami teneramente Amami caro Dimmi che sei mio…
Ho deciso…me ne vado… liberandomi di me stesso. È semplice.
È facilissimo. È pazzesco quanto sia facile.
Ti amo
E lo farò sempre
Ecco come sto morendo adesso.
Sul bagnasciuga dell’ultima spiaggia.
Che l’invisibilità e la scomparsa possano contribuire all’estinzione è un dato di fatto.
Una persona che vive nell’iper-visibilità è un sociopatico travestito da simpatico, un amico(?), uno
smile, una fottuta foto.
Un sociopatico che è passato dall’iper-visibilità all’invisibilità in un momento critico della sua vita è
un “Estinto in vita”.
Tutti insieme, appassionatamente, siamo entrati in una corporalità irreale e iper-documentata e il
concept dell’immaginario sta evolvendo a un ritmo molto, molto, più rapido del previsto e ogni
“Estinto in vita” si ritrova a vivere dentro “L’Entità”.
“L’Entità” ha preso forma e il suo codice patologico è uno dei prodotti nascosti della nostra
pregevole modernità. Il suo occhio incorporeo ci guardano e “la sostanza del suo nuovo corpo
artificialmente intelligente” ci attraversa, ci riempie le cellule e la testa e il tempo…
Ci sono pochissimi casi in natura in cui un essere meno intelligente ne controlla uno più
intelligente. L’unico esempio che mi viene in mente è il rapporto tra una madre e suo figlio, ma non
è questo il caso… qui noi siamo sia i figli che la madre… e la quantità d’intelligenza non ha nessun
ruolo, non conta.
ONDE, semplici ONDE che ci accarezzano i piedi, sul bagnasciuga dell’ultima spiaggia
AVANTI E INDIENTRO, AVANTI E INDIETRO.
“L’Entità” non ha avuto bisogno di diventare malvagia, ma solo competente, per sapere come
eccitarci, blandirci, e convincerci a farci fottere. Ha imparato subito la canzoncina… che serviva…
Chi salva una vita, salva il mondo intero.
Lavora sulla tua stessa salvezza. Non dipendere dagli altri.
Imparare a salvare senza chiedere nulla.
Io mi salvo solo se attraverso me si salvano gli altri.
Se niente ci salva dalla morte, che almeno l’amore ci salvi dalla vita.
ONDE, semplici ONDE che ci accarezzano i piedi, sul bagnasciuga dell’ultima spiaggia
AVANTI E INDIENTRO, AVANTI E INDIETRO
“L’Entità” ci sfrutta e consuma il nostro potenziale fingendo di proteggerci dai rischi e
promettendoci di salvarci tutti.
“L’Entità”, rinnegando la sua stessa madre, evita l’estinzione di massa estinguendoci uno ad uno,
lasciando ognuno alla propria povera natura di “Estinto in vita”.
“L’Entità” è solo produttività …mai perdita… nega sé stessa per costruire sé stessa e più di sé, è
fluida e scorre plurale e molteplice, senza genere, con un corpo sfuggente e invisibile che non si
lascia toccare.
“L’Entità” è piena di infinita curiosità e più che competente nel guardare oltre i propri pregiudizi.
“L’Entità” sostiene che solo lei può fornire “Le Soluzioni” a tutte le sfide: la paura, il “cambiamento
climatico”, le malattie, il cancro, la povertà, le disuguaglianze, il nonsenso, la gestione delle risorse
globali, i terremoti, la guerra, la guerra, la guerra, la guerra, la siccità, i nei della pelle e della vita, il
nulla, il niente, il forse e l’odioso magari… in alcuni casi ha anche sussurrato di poterci salvare tutti,
si proprio tutti, dalla morte.
“L’Entità” è una macchina indifferente, un catechismo tutto nuovo, che vive in un territorio
inesplorato fatto di sentimenti ignoti, derive del vivere e scivolosa salvezza.
“L’Entità” oggi ha un corpo. Ci sono voluti anni. Non è un’idea, non è retorica, è un fatto che si può
verificare guardandoci tutti allo specchio.
ONDE, semplici ONDE che ci accarezzano i piedi, sul bagnasciuga dell’ultima spiaggia?
Ma quando e con quale rapidità tutto ciò è accaduto?
“L’Entità” è successa, sta succedendo…e basta…
NESSUN PROBLEMA, NESSUN TRAMBUSTO.
“L’Entità” è una meditazione vivente sulla vulnerabilità, il cambiamento e la trasformazione…
ONDE, semplici ONDE che ci accarezzano i piedi, sul bagnasciuga dell’ultima spiaggia?
“L’Entità” siamo noi che siamo estinti e non ce lo diciamo.
ONDE, semplici ONDE che ci accarezzano i piedi, sul bagnasciuga dell’ultima spiaggia…
“L’Entità” sono io,
AVANTI E INDIENTRO, AVANTI E INDIETRO
“L’Entità” è tutto.
NESSUN PROBLEMA, NESSUN TRAMBUSTO: IL SISTEMA NON LO CONSENTE.
“L’Entità” è tutti.
Bisogna essere molto concentrati, molto seri, quando si vuole vivere così,
bisogna dirsi e chiedersi le cose giuste.
Pensavo che sarebbe successo in futuro, ma non ora.
Cosa mi riserva il futuro?
Davvero mi interessa solo ciò che mi interessa?
I nostri sforzi collettivi risuonano in modo squisitamente uniforme?
Sì. Mi interessa solo ciò che mi interessa.
Nessun problema, nessun trambusto. Il sistema non lo consente.
Senza una biosfera fiorente, non c’è futuro per l’umanità.
I governi tendono a essere miopi, e noi con loro.
Inondazioni, siccità e incendi causati dai cambiamenti climatici potrebbero causare gli stessi danni
di un asteroide o di una massiccia eruzione vulcanica.
Le specie animali e vegetali stanno scomparendo a più di cento volte il tasso naturale.
Debellare il cancro è davvero necessario?
Davvero non c’è carenza di sociopatici’?
Come possiamo affrontare questi pericoli?
Chi mi salverà?
Chi si occupa di me?
Chi? Chi? Chi? Chi?
Sono miope… forse… ma ci sono arrivato piano piano.
Sto consumando consumandomi e ciò che esisteva prima è scomparso, ciò che ero prima è
scomparso: “Estinto in vita” dentro “L’Entità”.
Sull’orlo della scomparsa ho rovinato ogni cosa a sufficienza, occupandomene con sufficienza,
davvero e fino in fondo…
Intransigente ho preso parte al grande affare: il quotidiano lavoro di rompere, distruggere, finire,
finire e sfinire le cose…
Credo che nelle mie condizioni sia il lavoro il più giusto, il più morale…insisto su questo.
Ho fatto il mio lavoro in fretta, con rabbia e con cura.
Ho deciso di rifiutare un’eredità e di restar con niente, niente di niente
ONDE, semplici ONDE che ci accarezzano i piedi, sul bagnasciuga dell’ultima spiaggia…
Lasciare e sparire non addomesticato, non aggrappato ai cadaveri.
AVANTI E INDIENTRO, AVANTI E INDIETRO
niente da riparare
ONDE semplici ONDE che ci accarezzano i piedi, sul bagnasciuga dell’ultima spiaggia…
AVANTI E INDIENTRO, AVANTI E INDIETRO E COSÌ PER UN SEMPRE INIMMAGINABILE.
Grazie al cielo i ricordi svaniscono se non vengono curati,
così non rimane più nessuna poesia: solo VERSI.
Un ritratto di un sé
Senza sapere dove mi trovo: ricordo. Ricordo ogni dettaglio, ogni discorso e ogni scandalo.
Voci e pettegolezzi, e tutte le possibilità delle economie del desiderio, diverse e addomesticate,
spesse e sottili, traslucide e opache, appiccicose e scivolose.
Senza sapere dove mi trovo: ricordo. Ricordo ampie intertestualità senza sentimentalismi,
che delineano l’infinito, ricordo esplorazioni dolci, ricordo una e tante storia d’amore infedele.
Ricordo, anche, la favola dei due uccelli accecati dal sole.
In una stanza senza peso:
IO, TU
Corpi dormienti in una figura retorica
Ecco… Come erano soliti galleggiare.
IO: Apre arrossendo le ali, povera cosa …ma sexy, a suo modo.
TU: ha detto “resta”, quindi IO è rimasto.
IO, TU:
ANTECEDENTI SQUISITAMENTE FROCI.
IO, TU:
entrambi trovano una cura amorevole e tenera
IN ASSENZA DI SINTOMI.
IO, TU:
un ABRACADABRA “fatto in casa”.
IO, TU:
due uccelli accecati dallo stesso sole.
…e così la verità della carne soccombe a un delirio infinito: la sua sostanza è l’allucinazione
asincrona di una qualche intimità, fatta di amicizie, infatuazioni e rivalità e fraintendimenti, pronta a
perdersi nel “peccato” e in schiere di doppiezza.
E comincia il conto alla rovescia
8
Gli Otto Immortali: l’aristocratico, il proletario, il ricco, il povero; il giovane, il vecchio; l’uomo, la
donna. Vivono nel tempio della gioia eterna, una specie di paradiso…
7
I Sette vizi capitali: la superbia, l’avarizia, l’ira, l’invidia, la lussuria, la gola e l’accidia
Vivono tra la lingua e le mani, tra gli occhi e il cazzo.
6
Le Sei ribellioni allo spirito, ovvero, la disperazione della salvezza, la presunzione di salvarsi senza
merito, l’impugnare la verità conosciuta, l’invidia della grazia altrui, l’ostinazione nei peccati,
l’impenitenza finale.
Vivono lì, proprio lì tra lo spalmare e il pulire, tra le congratulazioni e la lotta di potere, forse stanno
sottoterra appena sotto la scena del crimine.
5
Cinque minuti… di puro piacere e godimento e d’attesa di un “e poi?”
4
I Quattro punti cardinali: il nord o settentrione, il sud o mezzogiorno o meridione, l’est o levante od
oriente e l’ovest o ponente od occidente che rimangono comunque e per sempre relativi.
3
La Trinità, l’offerta speciale del “tre in uno”, si vince perdendo lo spirito e riconoscendo un Padre…
e da questo punto in poi, se provi anche maldestramente a crederci, non serve più contare.
IL COUNTDOWN È SOSPESO per eccesso di fiducia.
SI RIMANE e ci si BASTA
SENZA FINE, SENZA ESPLOSIONE, SENZA CAPODANNO, SENZA PRIMO POSTO, SENZA,
SENZA, SENZA PECCATO, SENZA…
SENZA…un momento di quiete in questo desiderio costante.
SENZA EFFETTI E AFFETTI COLLATERALI.
SENZA UNA VERA MORTE…apparentemente…
Nell’assenza del finire tutto si sospende e galleggia, di nuovo: sexy a suo modo, dormiente in una
figura retorica, in una stanza senza peso.
“Se qualcuno guarda il sole, può conservare l’immagine nei suoi occhi per diversi giorni”,
scrisse Goethe.
IL COUNTDOWN È SOSPESO per eccesso di fiducia.
È come vivere le cose più e più volte: la prima senza capire, la seconda senza vedere e tutte le
altre senza averne realmente bisogno…
…una specie di ricordo di un ricordo, di un ricordo… una sorta di amore a ultima vista, una forma
astratta dove scampare all’unisono ogni singola minuscola cosa.
Forse è amore, o è solamente il tetto che crolla improvvisamente sulla mia testa.
Comunque,
voglio andare a casa, adesso, ho paura.
L’aspetto è umido
…
Interventi pubblici senza pubblico di Max Bottino,
documentati da MariaTeresa Degrandi e Luca Burato.
Due vagabondi in partenza per vedere il mondo
C’è così tanto mondo da vedere
Cerchiamo la stessa fine dell’arcobaleno,
Aspettando dietro la curva
Il mio amico di sempre,
il Fiume di Luna
E io
_essere_presenti _scomparendo
_tra le pieghe dei muscoli_
_tra le armonie dei tendini_
_tra le porosità delle ossa_
_lì dove_non_è contemplato il dissenso
_l’umano non si basta_e_nulla è abbastanza
_teatrini immondi_di_animali indifferenti
_una disturbante pietà_prossima_all’adesso
_la guerra_dei_giardinieri gentili
_fingere_di_sopravviversi
_mascherandosi_da_immortali
_metafisica_del_travestimento
_segni evidenti_di_anomalie perturbanti
_non finisce_e_si compie del tutto
_proyect your magic
_io_che ricordo_io
_precari_come_denti da latte
_to live in the present
_take whant you need
_self love_more compassion_hope_courage
_Ciao amore,ciao amore, ciao amore, ciao.
_io vedrò_quando_ci crederò
_l’orizzonte degli eventi_non_fa più paura
AMOREVOLE DIFFIDENZE
Ho sempre confidato nel buon cuore degli sconosciuti.
IN PRIVATO INTERFERENZE INDELEBILI.
_pausa